Febbraio

Sei un fallito; sei un fallito.
Mi guardavo allo specchio e pensavo questo, di me.
Lo pensavo senza tanti riguardi, belle maniere, le belle maniere che ho sempre avuto nei confronti di tutti. Nessuna gentilezza, non si pone gentilezza a chi non si trattiene. In più, non mi sei neanche mai troppo piaciuto, fisicamente, tu che sei lì allo specchio. Sei un gigante sovrappeso, sei un perdente, perdente perditempo.
Sei un fiasco. Magari un fiasco di vino. Sei un fiasco divino.
Come potrà mai essere balzato in mente ad un Dio, così perfetto e senza scrupoli, di farti così? Così maledetto, così vuoto.
Così pensavo, ed ogni tanto lo penso ancora, quando, dopo la doccia, mi fisso negli occhi, mi guardo, mi sondo, come solo tu sai fare.
Lo penso, ogni tanto.
Non c’è giorno in cui un piccolo velo di sconforto non mi avvolga, stretto, soffocante. Non c’è giorno in cui non mi riveda in quel piccolo grosso bambino di quattordici anni, orfano, a marzo, che fa finta di non conoscere le strade della città per ritardare al funerale della madre.
Così piccolo e così inerte, dal mondo, dal modo della gente.
Ogni tanto lo penso, lo penso eccome! E poi mi riguardo, nelle pupille verdi, nelle pupille che cambiano colore come le mie magliette. Come il cielo di Rimini in questi giorni.
Ho trascorso giorni interminabili, aspettando un miracolo che non aspettavo, aspettando qualcuno, aspettando te, il tuo sbarco a casa.
Mille, centomila canzoni, ho scritto per te. Nessuna in grado di descrivere te, quanto ti voglia bene.
Centomila ne ho scritte su mia madre, tutte capaci di farmi soffrire e nessuna in grado di raccontare.
Sappi che non mento, a te non potrei, a te non posso.
Io, mi guardo, mi riscopro io.
Io non sono dove sono gli altri. Io sono seduto a tavola, a lavoro, fermo, in piedi, davanti a casa di tua nonna, credendo che l’ultima mossa spetti a me, alla mia superficiale, disumana, voglia di guardarti.
Io mi guardo. Sono un po’ come quel giro di basso, tristissimo, semplicissimo, bellissimo.
Io mi guardo e mi piaccio un po’.
No, non mi piaccio per come sono fatto. Ho solo un po’ di dolcezza in più, una dolcezza che non è mia.
Che non è tua.
Torno a letto e penso al peso dei miei silenzi mentre mi guardi.
Ci penso. Se sarà un giorno uguale al tuo risveglio.
Ché poi, se ci penso, l’apparato umano, biologicamente, nel suo intrinseco, è fatto così.
E’ fatto che non ci riesce.
Ma il miracolo, quello lì, quello ci riesce.
TI ho detto che a febbraio mi piacerebbe andare a sentire gli Alt-J.
Non ti ho detto che mi piacerebbe ci fossi anche tu. O meglio, ti ho chiesto se volevi venire.
Penso che non ci sia un modo più vero di stare con te.
Di sentire gli Alt-J. Di vederci la sera. Di parlare al telefono. Di scriverti le canzoni. Di andare a Milano. Di baciare mia sorella. Di ubriacarmi. Di abbracciare mio padre. Di prendere una multa. Di fumare.
Penso non ci sia, sulla faccia della terra, un modo più bello di te.
Non lo penso. Non penso.
Io guardo.
Mi guardo allo specchio e un po’ mi innervosisco.
Mi guardo allo specchio, ti penso.
Mi voglio sempre più bene, a te.
Alla bufera che mi, ti, ci avvolge.

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  • 1 mese fa
  • 5

Un dipinto

Vorrei
Saperti amare come il colore scende
Sul volto sfocato,
Come i bambini gridano dietro al pallone,
Come una colomba chiede,
D’inverno, all’aquilone,
Non sei sazio di tutto quello che non c’è?
Vorrei, potresti, dovrei
Salire in collina e scendere a valle,
Piangere negli occhi di qualcun’altra
Che non sei tu
Perché non sei tu.
Quotidianamente commuoversi.

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  • 2 mesi fa
  • 3

Il re di me stesso.

Me lo avevi promesso.
Mi avevi promesso il cielo, la terra e il mare.
Che la gioia sta nel dolore.
Che è bello riscoprirsi assieme, ancora.

E io ti ho dato tutto.

Forzato dalla voglia di sconfiggere il mio male, che stritola, invade.
Mi hai preso tutto ciò che avevo.

E io ti ho dato tutto.

Una verginità insospettabile si annidava in me, per chiunque, ovunque. Nel mio desiderio.
E quando aprivo gli occhi era solo volere spasmodico.

Ma io ti ho dato tutto.

E ora, che il tempo mi strozza, che il cuore mi scoppia, puoi salvarmi?
Da qui, dal baratro più oscuro, che a tentoni non ha fine.

Ti ho dato tuttove niente mi consola,
Ti ho dato tutto e so che ora,
Nel mio spirito agitato
Vive un cuore immacolato.
Ferito da fendenti dolorosi,
Ad ogni ora, ti prego, vieno.

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  • 3 mesi fa
  • 4

Non per te.
Non mi interessi assolutamente, tu.
Ma solo per te, io scalo le montagne,
Io sono ciò che sono.
Non per te, ma per l’amore che ho.

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  • 3 mesi fa
  • 1

Una volta, mi persi, nel profondo dei miei pensieri.
Non avevo amici attorno, non avevo amici in realtà.
Un vento mi tormentava e la neve mi congelava i piedi.
La mia piccolezza mi assillava finché Dio non mi chiamò
E io lo riconobbi, Dio, come una luce guida.
Tutti secondi, tutti i minuti.
E tu hai perso la tua buona stella? Beh Dio ha già provveduto.
Lui ha occhi d’oro, rossi e gialli, e braccia potenti.
Boschi mi cingevano
La tua barca non affonderà mai.
Mai e poi mai.
E il Dio che chiamo tutte le volte, sì il Dio che chiamo tutte le volte.
Perché io posso essermi perso, sì di nuovo.
Ma Dio è la mia guida, è la mia luce guida.

Jah is my guide - The sleeping tree
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  • 3 mesi fa
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